Caro lettore: una lettera di Heidi Perks


Caro lettore,
non è sempre facile per uno scrittore determinare con precisione da dove arrivi l’ispirazione, ma per Sotto i tuoi occhi riesco a ricordarlo con chiarezza. Mentre guardavamo i nostri bimbi giocare al parco, una mia amica mi raccontò che un bambino era rimasto vittima di un tragico incidente quando era affidato dalla madre alle cure di un conoscente. Questo fatto mi colpí molto – sono letteralmente andata fuori di testa pensando ad entrambe le coppie di genitori: qualcuno aveva perso suo figlio, ma allo stesso tempo un’altra coppia stava facendo i conti con il senso di colpa e le accuse che quel tipo di responsabilità si portava dietro. Nessuno ne sarebbe uscito indenne. Chissà come avrebbero fatto ad andare avanti!

Fra le tante storie tristi che ci perseguitano questa è stata quella che non mi avrebbe più abbandonata. Non riuscivo a smettere di chiedermi come aveva dovuto sentirsi l’amica cui era stato affidato quel bambino. E continuavo a chiedere a tutti quelli che incontravo se gli fosse mai capitato di perdere il figlio di un’altra. Cosa sarebbe stato peggio? Perdere il proprio figlio o  quello di qualcun altro?

È stata quella domanda a diventare fondamentale per scrivere la storia di Harriet e Charlotte e, credo, a renderne unico il punto di vista. Qualcosa di terrificante, l’idea di un figlio che scompare. E cosa succede invece, se a sparire è la bambina della tua migliore amica? Cosa succede se lei non l’aveva mai lasciata a nessuno prima di allora, ma quel giorno ha deciso di fidarsi proprio di te?

Le storie di bambini che spariscono toccano tutti da vicino forse perché è davvero così facile perderseli. Il bimbo è lì tranquillo sotto i tuoi occhi, e l’attimo dopo non c’è più. Sono sicura che molti genitori abbiano fatto un’esperienza simile anche se per un tempo molto breve, e che possano immedesimarsi in quel terrore: quella sensazione di sgomento che ti assale quando cerchi tuo figlio dappertutto e non riesci a trovarlo.

Io ho perso mio figlio una volta: una decina di minuti di completa agonia in un parco giochi a tema, e a essere sinceri credo di non essermi mai più ripresa. Non faccio fatica a ricordare il terrore assoluto che ho provato fino all’istante in cui non l’ho ritrovato. Cosa era successo? Si era allontanato senza rendersene conto, oppure, Dio non volesse, qualcuno lo aveva rapito?
Grazie al cielo si era solo allontanato, ed era del tutto inconsapevole del gran spavento che mi aveva procurato.  Nel condividere la mia esperienza con altri mi sono resa conto di quanti fossero quelli che avevano vissuto lo stesso incubo.

Tornando al mio libro, però, non ho mai pensato che dovesse riguardare esclusivamente la perdita di un figlio. Sotto i tuoi occhi parla prima di tutto della relazione tra Charlotte e Harriet – le due madri coinvolte – della profondità della loro amicizia e della fiducia che l’una ripone nell’altra. Parla dell’impatto sociale che in simili circostanze hanno i media, gli sguardi delle altre mamme davanti ai cancelli della scuola, e di quanto in fretta venga creato il mostro da colpevolizzare. È una situazione in cui potrebbe ritrovarsi facilmente chiunque. 

Spero dal più profondo del mio cuore che non tocchi mai a me.

Heidi Perks