The BUZZ – Lo spettacolo dei libri

Condivisione e socialità. Il graduale ritorno alla normalità, in SEM, non poteva prescindere dagli incontri con gli appassionati della lettura: appuntamenti che, per oltre tre anni, hanno animato la nostra sede milanese. Oggi, nonostante la salvaguardia della salute generale non ci permetta di ritrovarci fisicamente, abbiamo pensato ad un nuovo format crossmediale per raccontare e vivere i libri.

Si chiama «The BUZZ – Lo spettacolo dei libri» e rappresenta un nostro ulteriore passo nella sperimentazione e ibridazione dei linguaggi culturali. Sarà trasmesso sui canali social di SEM con cadenza quindicinale e avrà ospiti italiani e internazionali. Chiacchieriate di 30-40 minuti, durante i quali intorno al libro saranno montate le sue suggestioni, alternando quindi foto, video e approfondimenti di cronaca.

La puntata d’esordio è fissata per mercoledì 20 maggio dalle ore 19 e sarà dedicata a «Fare fuoco» di Daniele Garbuglia, un romanzo che racconta la vita quotidiana di una piccola cellula periferica delle Brigate Rosse. La piattaforma, però, non si limiterà a trattare le novità editoriali SEM ma sarà aperta a tutti gli operatori del settore, con una rubrica dedicata al mondo dei librai, «Notizie dal fronte».

The BUZZ sarà sinonimo di eclettismo, un vero e proprio magazine di varietà in cui si spazierà tra i numerosi temi cari agli affezionati de «I Giovedì di SEM»: dall’analisi del mercato editoriale alla comunicazione politica; dalla stand-up comedy al teatro d’avanguardia…con l’intento di rendere quante più sfumature possibili del mondo reale e di quelli immaginari.

“La ragazza di Roma Nord” di Federico Moccia

Il nuovo rivoluzionario capitolo dell’opera di Federico Moccia si intitola “La ragazza di Roma Nord”. Da tempo Federico Moccia cerca un modo di coinvolgere in maniera attiva i suoi lettori nel processo di scrittura, dando loro la possibilità di raccontare la propria storia in un romanzo d’amore. Il concorso “Il cantiere delle storie” si è chiuso il 31 ottobre, i vincitori sono: Antonietta Cantiello, Fabio Castano, Federica Costabile, Loredana Costantini, Gian Carlo Lisi, Rebecca Puliti, Noemi Scagliarini e Michela Zanarella.

Il protagonista è Simone, ventenne romano, che sta viaggiando in treno da Napoli verso Verona. Lì c’è Sara, la sua ragazza, che sta frequentando uno stage. L’amore l’ha spinto a farle una sorpresa romantica nel giorno del loro primo anniversario. A Roma sale sul treno una ragazza che si siede proprio davanti a lui. Simone la nota subito per la sua bellezza. Iniziano a parlarsi, e lei si rivela simpatica, originale e intrigante. La sintonia tra i due cresce, ma Simone pensa sempre e solo a Sara e racconta il motivo del suo viaggio. La sconosciuta, colpita dalla sua storia d’amore, decide che non sveleranno i loro nomi né alcuna informazione utile a rintracciarsi. Lei sarà la ragazza di Roma Nord, lui Argo. Quando la viaggiatrice scende a Firenze, si salutano immaginando che sia per sempre ma la vita, si sa, è imprevedibile. Simone, arrivato a Verona, trova Sara con un altro. Tradito e avvilito, torna a Roma e dopo aver ascoltato le critiche e i consigli di amici e familiari che quando ti lasci diventano stranamente i massimi esperti dell’amore, ripensa a quell’incontro sul treno e decide di rintracciare “la ragazza di Roma nord”. Ma come può ritrovarla? Se tutto è nato su un treno, la chiave può essere solo una stazione. Simone decide di aspettarla dove lei è scesa, sperando di rivederla. Così Santa Maria Novella, a Firenze, diventa la sua nuova casa. Per Simone inizia una lunga attesa. Ma un gesto del genere non può passare inosservato. La sua storia inizia a circolare sui social, diventando un vero caso mediatico. Tante persone lo avvicinano, colpite dalla sua decisione. Perché quando vedi qualcuno che rompe gli schemi e lotta per il suo desiderio, ti chiedi sempre se conosca la risposta per trovare la felicità. La sua vita piano piano cambia, incontra tanta nuova gente, rivaluta molte cose e chissà se insieme a questa crescita non arrivi anche la ragazza di Roma Nord…

“Il cielo in gabbia” di Christine Leunens

Il cielo in gabbia racconta l’inesauribile fertilità della bugia, la vertiginosa ambiguità dei protagonisti, ma anche fino a che punto può spingersi la volontà di possesso nascosta nell’amore.

Il 16 gennaio andate al cinema a vedere “Jojo Rabbit” di Taika Waititi, film ispirato proprio a “Il cielo in gabbia” di Christine Leunens, un romanzo, un film, un’ossessione amorosa. Nel 1938, anno dell’annessione austriaca al Reich, Johannes Betzler è un timido adolescente. Il ragazzo, dopo anni di propaganda a scuola, uniti all’attrazione verso il male, abbraccia l’ideale nazista. Sedotto dal fascino del Führer, diventa un membro della Gioventù hitleriana, ma a soli diciassette anni, sfigurato da un’esplosione, è costretto a ritirarsi. Nella sua grande casa a Vienna fa una scoperta devastante. I suoi genitori, fervidi antinazisti, nascondono dietro a un finto muro Elsa, una giovane donna ebrea. Johannes, feroce antisemita, inizia a spiarla, eccitato dall’idea di poter controllare il destino di chi ha imparato a odiare. Elsa, costretta nella soffitta, dipinge e sogna a occhi aperti guardando un angolo di cielo dalla finestra. Ben presto l’astio iniziale di Johannes si trasforma in interesse, poi amore e infine ossessione. Tra i due si instaura una sorta di ‘gioco amoroso’, fatto di brevi battute e lunghi silenzi, slanci d’affetto, dispetti e accese discussioni. Elsa è fisicamente prigioniera del suo nascondiglio e delle attenzioni di lui, ma la sua mente è libera di viaggiare. Johannes invece, che è libero, si scopre sempre più prigioniero dell’ossessione per lei. Improvvisamente la guerra finisce, Vienna si trasforma, e Johannes sa che, sconfitto il nazismo, Elsa non ha più motivo di rimanere lì. Per non perdere quella particolarissima relazione, che spazia tra passione e follia, dipendenza e indifferenza, capisce che non può farle scoprire la verità, ma deve manipolarla a suo favore.

“Nessuno è come qualcun altro” di Amy Hempel

“Alla fine disse: niente metafore! Nulla è come qualcos’altro. Eppure poco prima mi aveva detto: fammi un’amaca con le mani. Ed eccone una.

Disse: nemmeno la pioggia – citava il poeta – nemmeno la pioggia ha mani così piccole1. Ed eccone un’altra.

Alla fine volevo consolarlo. Invece dissi: cantagli una canzone. Il proverbio arabo: quando il pericolo si avvicina, cantagli una canzone.

Eppure poco prima gli avevo detto: niente metafore! Nes- suno è come qualcun altro. E lui aveva detto: per favore.

Così, alla fine, gli feci un’amaca con le mani. Le mie braccia, gli alberi.”

“Nessuno è come qualcun altro” è il nuovo libro di Amy Hempel, definita “la dea degli scrittori” da Chuck Palahniuk, una raccolta di racconti in cui la sua scrittura torna a scintillare come la lama di un coltello. La prima raccolta di Amy Hempel fu pubblicata a metà degli anni Ottanta, quando la scena letteraria americana vide un inaspettato rinascimento della forma del racconto con l’arrivo di voci quali Raymond Carver, Richard Ford, Jay McInerney, grazie anche al lavoro dell’editor Gordon Lish, il maestro della limatura, della riduzione, della semplicità stilistica. Queste quindici storie raffinate rivelano la leggendaria scrittrice nella sua parte più umana e vivace, mentre introduce personaggi, solitari e alla deriva, alla ricerca di una connessione. Le loro brevi vicende affrontano la nostra paura e i nostri desideri, costringendoci a compatirli. I personaggi di Amy Hempel, immediatamente vividi e sempre memorabili, hanno cuori danneggiati e sono perseguitati dal dolore. Lottano per perdonare se stessi e gli altri.

SEMTRANSLATION – INTERVISTA A MAURIZIA BALMELLI

Dicembre apre le porte a un’altra grande traduttrice. Per la nostra rubrica #SEMtranslation, giunta al quarto appuntamento, abbiamo intervistato Maurizia Balmelli, traduttrice tra gli altri, di Il cielo in gabbia di Christine Leunens.

-Come ti poni di fronte al rapporto traduttore-traditore?

Questa del traduttore/traditore mi è sempre sembrata una falsa pista. La traduzione, così come la scrittura, è trasmissione; e ogni forma di trasmissione implica un compromesso, uno slittamento, un aggiustamento.

Semmai è più pertinente parlare della pertinenza delle scelte; dell’abilità, attraverso la comprensione del testo che ci sta di fronte, di mettere a fuoco gli aspetti che di quella scrittura vanno privilegiati. Questo a livello macro ma anche microscopico: una frase, una parola: cosa deve prevalere, qui? L’andamento ritmico? l’accento? il tono? il significato?

La traduzione – come la scrittura, come la trasmissione, come qualsiasi tipo di comunicazione, di incontro – comporta un’estenuante ma anche esaltante successione di scelte. E quindi mi viene da dire che – più che di fronte al rapporto traduttore-traditore – di fronte al testo, sempre, bisogna armarsi di dedizione e coraggio.

– Quali sono le difficoltà principali che devi affrontare rispetto allo stile di un autore/autrice?

Be’, dipende dallo stile e dall’autore. La difficoltà primaria, direi, è proprio quella di individuare le difficoltà da affrontare. Individuare le difficoltà ovviamente non significa per forza saperle superare. Ma quella è la rotta da tenere. Ci sono casi in cui la sintonia con un dato stile è immediata; in altri la si raggiunge per approssimazioni progressive; in altri ancora la si rincorre fino all’ultima pagina – e allora per il revisore sono sorci verdi. Il fatto è che non esiste scrittura che si possa definire atonale. E in traduzione, trattandosi di scrittura, l’alchimia sta nel sintonizzarsi, o quantomeno adeguare la propria scrittura a quella che si traduce.

-Preferisci il confronto con l’autore/autrice o risolvere con le note?

Una cosa non esclude l’altra. Ma la mia preferenza va al confronto con l’editor (se e quando in presenza di editor competente), perché guardiamo al testo dalla stessa sponda, quella dell’italiano; e, sempre che l’editor sappia davvero mettere le mani in pasta, possiamo confrontarci su percorsi, scogli, interpretazioni e ipotesi di traduzione. Con uno degli autori che traduco, Aleksandar Hemon, ho stretto una profonda amicizia; ogni volta che sto lavorando su un suo testo, a un certo punto mi dice o mi scrive: allora? Domande? E io puntualmente mi ritrovo a dirgli: non offenderti, ma non ne ho. Con un altro autore che avevo contattato a inizio traduzione mi sono ritrovata a prendere un tè per sottoporgli cinque domande costruite ad hoc – avrei potuto fare a meno del suo aiuto, ma non volevo deluderlo. Poi, certo, mi è capitato di prendere a testate la traduzione francese e quella tedesca di un capolavoro come Suttree cercando risposte che non riuscivo a trovare né nel mio orizzonte né in quelli – ma Cormac McCarthy non ama essere disturbato (e forse va bene così, perché avrei temuto le sue risposte).

-Probabilmente si perde qualcosa, ma se ne guadagna un’altra. Qual è la grande conquista di un traduttore?

Vorrei dire che la grande conquista del traduttore è la lingua che guadagna a ogni libro. Sempre più spesso, nel corso di una conversazione più o meno impegnata, o mentre scrivo qualcosa di mio, mi capita di accorgermi che la mia lingua è intessuta di tributi ad altre lingue/scritture. E soprattutto, la consapevolezza che ho della mia lingua non smette di crescere. Tutto ciò naturalmente va a vantaggio delle mie traduzioni future. E mi piace pensare che attraverso di me, traduttrice, anche le scritture degli altri si compenetrino e arricchiscano.

I vincitori del concorso Il cantiere delle storie

And the winner is ….

Siete stati quasi in mille a partecipare al Cantiere delle Storie e la selezione non è stata affatto semplice. Il livello di qualità dei lavori ricevuti era notevole e per questo ci complimentiamo vivamente con ciascuno di voi.

Sabato 16 novembre Federico Moccia e Annarita Briganti hanno annunciato i nomi degli otto vincitori i cui brevi racconti saranno inseriti nella trama de “La Ragazza di Roma Nord”, l’ultimo romanzo di Federico Moccia in libreria dal 5 Dicembre.

I nomi degli autori selezionati sono:

Antonietta Cantiello

Fabio Castano

Federica Costabile

Loredana Costantini

Gian Carlo Lisi

Rebecca Puliti

Noemi Scagliarini

Michela Zanarella

Ai vincitori del concorso e a tutti voi che ci avete accompagnato nella nascita di questo ambizioso progetto per gli amanti della lettura e della scrittura, vanno i ringraziamenti e la gratitudine di tutto il team SEM e di Federico Moccia.

Ma non è finita qui…

Restate connessi, sono davvero tante le novità in arrivo!

ATTENZIONE – LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ABIR MUKHERJEE, UN MALE NECESSARIO, sarà DA SEM IN VIA CADORE 33 E NON AL MUDEC

📌Attenzione!

A causa di un problema tecnico l’incontro con Abir Mukherjee si terrà OGGI in SEM alle 16, in Via Cadore 33 e NON al Mudec come precedentemente comunicato.
Vi aspettiamo e ci scusiamo per il disagio!.

SEMTRANSLATION – INTERVISTA A SILVIA PARESCHI

Novembre apre le porte a un’altra grande traduttrice. Per la nostra rubrica #SEMtranslation, giunta al terzo appuntamento, abbiamo intervistato Silvia Pareschi traduttrice di Ragioni per vivere e Nessuno è come qualcun altro (dal 21 novembre in libreria) di Amy Hempel.

 

-Come è stato tradurre i racconti di Amy Hempel?

Avevo già tradotto Hempel, perciò conoscevo bene la sua scrittura precisa e cristallina. Così quando mi è stato proposto di tradurre la sua nuova raccolta di racconti ho accettato con gioia. Hempel è una di quegli scrittori per i quali lo stile è praticamente tutto. Lo stile e la “voce”. E questo rende il lavoro della traduttrice più difficile ma anche più appassionante. Bisogna saper replicare nel proprio lavoro quella meticolosità pressoché ossessiva con cui l’autrice ha scelto le parole e ha creato il ritmo e l’architettura del proprio racconto. Mi sembra di vederla, mentre riflette per un tempo incalcolabile su ogni singola frase, portandosela dietro nella mente durante la giornata, mentre insegna, mentre porta a spasso i cani, cesellandola finché non ha raggiunto la forma perfetta. È un modo di lavorare che accomuna molti scrittori di racconti, ma Hempel lo porta a vette estreme. E la traduttrice, consapevole di questo, deve lavorare a sua volta di cesello, deve sbozzare e limare e poi leggere e rileggere e rileggere ancora, con l’obiettivo mai pienamente conseguito ma appassionatamente perseguito di raggiungere un’analoga perfezione.

– Come ti sei posta di fronte al rapporto traduttore-traditore? Ti sei confrontata con l’autrice? 

Il vecchio adagio sul traduttore che inevitabilmente diventa un traditore sembra voler porre l’accento sulle piccole sconfitte che ogni traduttore deve accettare come parte del mestiere: l’impossibilità di rendere tutte le sfumature di un termine, la resa davanti a un gioco di parole impossibile. Ma per fortuna nel mestiere del traduttore ci sono anche tante vittorie, che spesso sono ben più importanti, come riuscire a ricreare il ritmo dell’originale, per esempio, o saper riprodurre lo stesso effetto con parole diverse.

Quando traduco mi piace, quando è possibile, confrontarmi con l’autore. Hempel è una persona gentilissima e molto disponibile, e mentre lavoravo a questo libro le ho scritto per sottoporle alcuni dubbi e per chiedere la sua approvazione per certe soluzioni che avevo adottato. In genere gli scrittori rispondono volentieri alle domande dei loro traduttori, e a volte si possono avere discussioni molto interessanti, quando magari l’autore scopre, proprio grazie alla traduzione, nuove sfaccettature della sua scrittura che si scorgono solo attraverso il prisma di un’altra lingua.

-Delicato, preciso, lucido ed elusivo. Quali sono le difficoltà principali che hai affrontato rispetto allo stile dei racconti di questa autrice fuori dai canoni?

Lo dico sempre: gli unici libri davvero difficili da tradurre sono quelli scritti male. Quelli sciatti, con un lessico impreciso e un editing distratto. Perché allora il traduttore deve fare i salti mortali per rimettere in piedi una struttura che è pericolante fin dall’inizio, e se non lo fa potrebbe vedersi attribuita la colpa della mediocrità del libro. I racconti di Hempel non corrono certo questo rischio, e con lei trovare soluzioni alle difficoltà della traduzione diventa un piacere, una sfida gratificante. In questo libro ci sono parecchi giochi di parole, che sono sempre la dannazione del traduttore: spiegarli in nota vorrebbe dire arrendersi, e così bisogna trasporli in italiano, cosa spesso complicata. Un esempio: a un certo punto c’è un personaggio che ha un adesivo da paraurti con la scritta “I brake just like a little girl”, che letteralmente significa “Freno come una bambina”, ma che è un chiaro riferimento a un verso della canzone Just Like a Woman di Bob Dylan “She breaks like a little girl”. Per renderlo ho ripreso, modificandolo, il titolo di una famosa canzone di Vasco Rossi, e la scritta sull’adesivo è diventata “Vado al minimo”.

– Probabilmente si perde qualcosa, ma se ne guadagna un’altra. Qual è la grande conquista di un traduttore?

La grande conquista è quella di sentirsi co-creatori del testo, con tutta la responsabilità ma anche tutte le soddisfazioni che questo comporta. 

“Canto di D’Arco” di Antonio Moresco

«Mi chiamo D’Arco e sono uno sbirro morto. Sono in forza da tre anni presso la Centrale di polizia della città dei morti. Tre anni… ho detto così solo per cercare di farvi capire, perché qui non ci sono gli anni. Sono stato ammazzato una notte durante un’indagine nella città dei vivi, di cui magari vi parlerò. Perché io sono un detective. O meglio lo ero, quando facevo tutte quelle cose che fanno i detective: raccogliere prove, cercare la verità, perseguire gli assassini e consegnarli alla giustizia.»

Questo è l’incipit di “Canto di D’Arco”, il nuovo, entusiasmante thriller metafisico nato dalla penna di uno degli scrittori contemporanei più apprezzati di sempre, Antonio Moresco.

D’Arco – l’unico personaggio nel mondo dell’autore che possiede un nome proprio – viene ingaggiato per risolvere un mistero che attanaglia la grande e sterminata città dei morti: i bambini, tutti i bambini presenti, si sono messi a cantare in coro, in piena notte. Perché lo fanno? Cosa – o chi – li guida? Lo sbirro dovrà perseguire le domande a queste risposte in un viaggio costellato d’impedimenti e personaggi secondari, indimenticabili quasi quanto il nostro eroe protagonista.

Canto di D’Arco” è un romanzo d’amore, d’avventura, di luci e ombre… un’imponente opera di uno dei più grandi scrittori italiani. Nelle pagine di questo libro troverete l’indimenticabile e unico stile di Antonio Moresco e non vorrete più metterlo giù.

Per sapere di più sul mondo di Antonio Moresco, fate un giro a questo link.  

“Gli Illegali” di Piernicola Silvis

Dopo un anno d’attesa, Piernicola Silvis e il suo Renzo tornano il libreria per un altro thriller mozzafiato:  “Gli Illegali”.

Questa volta siamo a Napoli, nel cuore dei conflitti di camorra. L’omicidio di Raffaele Esposito, vecchio prefetto in pensione, è avvenuto in circostanze sospette. Poco prima che l’efferato omicidio accadesse, Esposito aveva espresso il volere di dare alle stampe dei documenti segretissimi, che avrebbero coinvolto alcune personalità influenti del Paese.

Renzo Bruni e la sua squadra sono dunque chiamati a risolvere questo caso-rompicapo. Nel corso delle indagini, Bruni e gli altri scopriranno un mondo di legami oscuri, che uniscono la mafia a magistrati e avvocati corrotti. Gli intrecci tra la Camorra e i vertici dello Stato verranno a galla… e niente sarà più come prima.

Piernicola Silvis ci stupisce, ancora, con un thriller complicato e tagliente, che non vi farà staccare gli occhi dalla pagina. Grazie alle personali competenze di Silvis, ex Alto dirigente della Polizia di Stato, “Gli Illegali” risulta reale, approfondito, vissuto. Complice della grandezza di questo thriller anche lo stile chiaro e inconfondibile dell’autore.