“Gli Illegali” di Piernicola Silvis

Dopo un anno d’attesa, Piernicola Silvis e il suo Renzo tornano il libreria per un altro thriller mozzafiato:  “Gli Illegali”.

Questa volta siamo a Napoli, nel cuore dei conflitti di camorra. L’omicidio di Raffaele Esposito, vecchio prefetto in pensione, è avvenuto in circostanze sospette. Poco prima che l’efferato omicidio accadesse, Esposito aveva espresso il volere di dare alle stampe dei documenti segretissimi, che avrebbero coinvolto alcune personalità influenti del Paese.

Renzo Bruni e la sua squadra sono dunque chiamati a risolvere questo caso-rompicapo. Nel corso delle indagini, Bruni e gli altri scopriranno un mondo di legami oscuri, che uniscono la mafia a magistrati e avvocati corrotti. Gli intrecci tra la Camorra e i vertici dello Stato verranno a galla… e niente sarà più come prima.

Piernicola Silvis ci stupisce, ancora, con un thriller complicato e tagliente, che non vi farà staccare gli occhi dalla pagina. Grazie alle personali competenze di Silvis, ex Alto dirigente della Polizia di Stato, “Gli Illegali” risulta reale, approfondito, vissuto. Complice della grandezza di questo thriller anche lo stile chiaro e inconfondibile dell’autore.

“Un male necessario” di Abir Mukherjee

Dopo il successo – consacrato da critica e lettori – de “L’uomo di Calcutta”, Abir Mukherjee torna in libreria con il secondo capitolo della sua saga storica “Un male necessario”.

Siamo nell’afosa Calcutta del 1920, un anno dopo gli eventi narrati ne “L’uomo di Calcutta”. Il governo britannico ha indotto una riunione con i venti principi del Raj, per discutere delle crescenti spinte indipendentistiche. Anche Adhir, figlio del maraja, è stato convocato. A seguito di alcune minacce di morte, il principe ingaggia il Capitano Sam Wyndham e il suo amico “Surrender-not” Banerjee per proteggerlo.

Mentre sono in viaggio verso l’hotel, un uomo – travestito da prete induista – spara ed uccide il principe. “Surrender-not” e il Capitano Wyndham decidono quindi di indagare sul suo decesso, trovandosi intrappolati in una rete di segreti e minacce, in un regno stremato da tumulti e sommosse.

Con “Un male necessario”, Abir Mukherjee – “l’astro nascente del romanzo giallo storico”, come definito dal “The Times” – continua a sorprendere i suoi lettori con un romanzo dalla scrittura potente ed intensa, ambientazioni realistiche e una trama fitta e accattivante. Se avete letto il primo capitolo della sua saga, allora non vi resta che tornare in libreria per questo splendido romanzo.

SEMTRANSLATION – INTERVISTA A BRUNO ARPAIA

Questo mese per la nostra nuova rubrica #SEMtranslation abbiamo ospitato Bruno Arpaia traduttore di Carvalho. Problemi di identità di Carlos Zanòn.

– Che cosa hai provato dopo aver terminato la traduzione di Carvalho. Problemi d’identità di Carlos Zanòn?

Un’enorme stanchezza, perché con l’editore avevamo concordato un vero e proprio tour de force sui tempi di consegna che mi ha costretto a ritmi impossibili. Ma anche e soprattutto grande soddisfazione, perché è stata una sfida davvero complessa, che ha visto momenti di scoramento, quando mi sembrava di non riuscire a venirne a capo, e quasi di euforia, quando riuscivo a risolvere passaggi molto intricati e, almeno in un primo momento, per me poco chiari. Alla fine, mi pare di avercela più o meno fatta.

-Come è stato il confronto con l’autore?

Ho conosciuto di persona Carlos soltanto quando il libro è stato pubblicato, quando è venuto in Italia per presentarlo. Prima, non avevo quasi avuto contatti con lui. Ho dovuto confessargli che, d’accordo con l’editore, avevo soppresso un paio di passaggi in cui faceva riferimento a casi di cronaca spagnola che il lettore italiano non avrebbe riconosciuto e che avrebbe fatto sembrare incomprensibile il testo. In ogni caso, la mia, personalissima, “filosofia” è quella di cercare di rompere le scatole il meno possibile agli autori che traduco. Vorrei che la mia fosse una lotta corpo a corpo con il testo, punto. Questo non impedisce che spesso, traduzione a parte, io sia un buon amico o conoscente di molti scrittori che traduco. Ma il rapporto con loro va al di là delle traduzioni, della letteratura. Succede anche a me quando i miei romanzi vengono tradotti all’estero e i colleghi stranieri mi chiedono lumi. Non dico assolutamente che sia una seccatura, anzi: un libro è sempre come un figlio che vorresti mandare in giro per il mondo nelle migliori condizioni; ma certamente bisogna impiegare molto tempo a spiegare, precisare, limare, appurare se in quella lingua eccetera eccetera… Tuttavia, anche questa intenzione di non disturbare l’autore non è un dogma: in casi davvero irresolubili, o che mi paiono tali, non esito a ricorrere all’interlocuzione con l’autore.

-Lo spagnolo è una lingua vivida, molto affine all’italiano, ma resta il fatto che tradurre è “dire quasi la stessa cosa”. Come ti poni di fronte al rapporto traduttore-traditore?

Tradurre è anche un mestiere molto educativo: insegna a essere allo stesso tempo umili e liberi. Umili di fronte alla scrittura altrui, della quale bisogna il più possibile rispettare i ritmi interni, i registri, i vizi e i vezzi; ma anche liberi di risolvere a modo proprio qualche scelta lessicale o qualche giro di frase, sempre, però, per fare in modo che la resa in italiano sia migliore e vicina all’intenzione originale. Una libertà piena di doveri, come quella che dovrebbe reggere le nostre società, che a volte impone di mettere in campo strategie creative. È chiaro che il traduttore è sempre in qualche modo traditore; anche nella versione più riuscita c’è sempre qualcosa che, purtroppo, si perde… Ma senza quel traditore, cosa succederebbe?

-Ortega y Gasset parlava di “miseria del traduttore”. Quali sono le difficoltà principali che affronti nel passaggio da una lingua a un’altra?

Il traduttore non è un semplice traspositore, bensì un vero e proprio mediatore culturale. Oltre alla lingua di partenza e a quella di arrivo, deve conoscere cibi, istituzioni, abitudini, storia, vita quotidiana dei luoghi della lingua da cui traduce. Traduco spesso romanzi ambientati in luoghi sperduti dell’America latina o della Spagna, diversissimi dai nostri e pochissimo conosciuti. E siccome odio le note nei romanzi, sono favorevole ad attente e minime (ripeto: attente e minime) interpolazioni nel testo, rispettando lo stile dell’autore, per facilitare la comprensione del lettore. E non sempre è facile.

– Probabilmente si perde qualcosa, ma se ne guadagna un’altra. Qual è la grande conquista di un traduttore?

Quando si esercita bene quella “creatività umile” che il tradurre impone, a volte succede che la traduzione sia migliore dell’originale, che frughi nella lingua d’arrivo fornendo l’occasione di portare alla luce tesori nascosti che non soltanto non tradiscono l’intenzione originaria dell’autore, ma addirittura la esaltano. Non è, ovviamente, il mio caso; ma potrei citare decine di esempi in cui il lavoro del traduttore ha assunto queste caratteristiche, facendolo diventare autore a tutti gli effetti. Più conquista di così…

“L’ora del destino” di Victoria Shorr

Qual è il filo rosso che lega le vite di Jane Austen, Mary Shelley e Giovanna D’Arco?

Il coraggio di disobbedire. Victoria Shorr ci accompagna per mano nelle storie di queste tre donne spettacolari con il suo “L’ora del destino”.

La vita di queste tre figure è stata segnata dalla ribellione: contro le convenzioni sociali, contro l’oppressione, contro i pregiudizi. Il coraggio che ha permeato le loro azioni è ancora oggi fonte d’ispirazione per tutte le donne del mondo, impegnate, ora più che mai, a difendere il loro libero arbitrio. Jane Austen ha rifiutato la sicurezza economica di un matrimonio per la sua libertà, Mary Godwin ha sfidato le convenzioni sociali con la sua vita ritenuta all’epoca scandalosa, Giovanna D’Arco ha dovuto decidere tra l’abiura e la morte.

In “L’ora del destino”, Victoria Shorr ci offre un documentatissimo spaccato delle vite di queste tre rivoluzionarie alle prese con il proprio destino.

Victoria Shorr, autrice americana, è nota soprattutto per il suo primo romanzo, “Backlands”, che è stato nominato tra i primi dieci romanzi del 2015 da Booklist. “L’ora del destino”, oltre ad essere un inno alle donne e alla loro tenacia, è un romanzo vibrante e appassionato, arricchito dall’esperta penna della Shorr.

SEMtranslation – Intervista a Tiziana Lo Porto

La nuova rubrica #SEMtranslation ospiterà ogni mese un traduttore per raccontarci la sua esperienza di traduzione. Iniziamo con Tiziana Lo PortoQuando un uomo cade dal cielo di Lesley Nneka Arimah.

Come è stato tradurre i racconti di Quando un uomo cade dal cielo di Lesley Nneka Arimah?

Intenso forse è la parola giusta, sia come esperienza di traduzione che come esperienza sentimentale. Quando si traduce una storia – racconto o romanzo che sia – ci si ritrova quasi sempre ad abitare spazi fisici e mentali di autori e personaggi, e l’intensità della scrittura e delle storie narrate da Lesley Nneka Arimah è qualcosa che è necessario abitare per restituire in italiano bellezza e complessità di trama e scrittura. È stata una fortuna e un privilegio avere potuta abitare quell’intesità.

Ti sei confrontata con l’autrice? Come ti sei posta di fronte al rapporto traduttore-traditore? 

No, non avevo dubbi e dunque non ho chiesto nulla all’autrice. Sulla questione traduzione-tradimento probabilmente basta semplicemente ragionarci meno in senso teorico, e pragmaticamente lavorare al servizio dell’opera e della lingua in cui si traduce. A vincere non deve essere mai la soluzione più fedele o più distante dall’originale solo perché fedele o distante, ma semplicemente la soluzione migliore, che mantenga suono, sentimento e significato dell’originale. L’eccessiva fedeltà a volte rovina un testo, altre volte è il tradimento a penalizzarlo, e il mestiere di traduttore è un costante apprendimento dell’arte di muoversi in equilibrio tra le due cose.

Quali sono le difficoltà principali che hai affrontato rispetto allo stile conciso e illuminante dei racconti della Arimah?

Quando traduci racconti o romanzi che ami particolarmente, senti addosso una responsabilità maggiore. Ma questo non vuol dire che il tuo lavoro è più difficile. Il peso della responsabilità a volte è solo di aiuto. Vivo e lavoro nella convinzione che se provi forti sentimenti di affetto o amore per il testo che stai traducendo, quel sentimento in qualche modo resta catturato nella traduzione che fai. E questo non può che essere un valore aggiunto.

Probabilmente si perde qualcosa, ma se ne guadagna un’altra. Qual è la grande conquista di un traduttore?

Appunto: tradurre i libri che si amano.

“Le conseguenze del cuore” di Peter Cunningham

Peter Cunningham arriva per la prima volta in Italia con il suo “Le conseguenze del cuore”.

Ambientato a Monument, nome fittizio per la reale città portuale di Waterford in Irlanda, “Le conseguenze del cuore” è una storia di amore, adulterio e amicizia.

La narrazione è affidata a uno dei tre protagonisti, Chud Conduit, figlio di una delle donne più importanti di Monument, il cui destino s’intreccia indissolubilmente con quello di Jack Santry e la bellissima Rosa Bensey.

Tra i tre nascerà un improbabile e longevo triangolo amoroso che durerà per più di quarant’anni, dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale ai giorni nostri, sfidando la legge e le convenzioni sociali. La loro storia, carica di sensuale lirismo e sagace comicità, è narrata con maestria dalla penna di Peter Cunningham, che si conferma come uno dei più importanti scrittori irlandesi contemporanei.

“Le conseguenze del cuore” è un romanzo potente che indaga temi universali come l’amicizia, l’amore e la perdita.

Potrete incontrare l’autore mercoledì 18 settembre in Via Cadore 33, dove presenterà il suo romanzo con Antonio Riccardi e Marina Speich. I biglietti sono prenotabili a questo link.

Il Cantiere delle Storie: scrivi insieme a Federico Moccia

«Quando incontro i miei lettori, mi dicono sempre che anche loro hanno una storia da raccontare. Io voglio che abbiano l’occasione di pubblicare anche loro. Così come è successo a me. Tre metri sopra il cielo non lo voleva nessuno e lo pubblicai a pagamento. Il successo è arrivato dopo dodici anni e mi ha fatto conoscere in tutto il mondo. Mi piacerebbe dare a tutti la possibilità di pubblicare una storia insieme a me.»

Il 25 luglio SEM ha presentato un progetto molto innovativo, un esperimento narrativo “il Cantiere delle Storie” che si sviluppa con la collaborazione di uno dei più conosciuti scrittori italiani, Federico Moccia.

Con oltre dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo, Moccia è uno degli autori italiani di maggior successo. Affascinato dalle reazioni dei suoi lettori che trasformano i libri in oggetti di culto, Moccia cerca da tempo un modo per coinvolgerli direttamente nella scrittura dei suoi libri.

Questo progetto è un nuovo capitolo nella scrittura di Federico e SEM ne è orgogliosamente partner, spinta dall’originalità che lo contraddistingue: è la prima volta che un autore si apre completamente ai lettori e li rende protagonisti della scrittura insieme a lui.

Moccia chiede ai suoi lettori di contribuire direttamente alla scrittura del suo nuovo romanzo La ragazza di Roma Nord, sul sito https:/www.semlibri.com/cantieredellestorie dà le indicazioni per collaborare alla realizzazione dell’opera con la proposta di un proprio testo creativo. Gli elaborati, di una lunghezza massima di 6000 caratteri (spazi inclusi) potranno essere inviati dal 25 luglio al 31 ottobre al sito di SEM sulla pagina dedicata al Cantiere delle Storie. Le otto storie vincitrici, scelte dallo stesso Moccia e dalla squadra di SEM, verranno annunciate sul sito a partire dal 16 novembre: faranno parte del libro definitivo e i loro autori firmeranno il nuovo romanzo con Federico.

La ragazza di Roma Nord sarà pubblicato da SEM a gennaio 2020. Impegno prioritario da parte di SEM e di Federico Moccia sarà quello di garantire una totale libertà di scrittura per offrire ai lettori di diventare protagonisti accanto al loro autore preferito con la propria storia, nello stile che sentono più congeniale, affinché questa esperienza collettiva di scrittura possa davvero essere un cantiere creativo.

“Balla per me” di Kylie Brant

Balla per me” è un thriller intenso che, grazie alla narrazione incentrata su cinque punti di vista differenti, ci guida nel mistero della scomparsa di due adolescenti.

In una piccola cittadina dell’Ohio si perdono le tracce di Whitney DeVries: la sua sparizione ricorda quella di un’altra ragazza, Kelsey Willard, sparita nelle stesse misteriose circostanze sette anni prima.

Incontriamo la famiglia Willard che, a distanza di anni, sta ancora cercando di metabolizzare la scomparsa di Kelsey, ognuno affrontando il dolore come meglio può. David Willard ha deciso di abbandonare la città, Claire Willard vive offuscata da pillole e alcol e la piccola Sarah, che soffre di gravi problemi d’ansia, prova a vivere la sua vita come una normale adolescente.

La vita della famiglia Willard sarà nuovamente sconvolta quando apprenderanno della scomparsa di Whitney DeVries. Sarà proprio questo personaggio a dare una volta al racconto: oltre a vivere la storia dal punto di vista di chi le era vicino, Kylie Brant ci fornisce anche quello della vittima stessa.

Nei capitoli dedicati a Whitney, il lettore viene infatti a conoscenza delle condizioni di prigionia della ragazza, del modo in cui è trattata dal suo rapitore, ma anche di scene crude e dettagli scabrosi che confermano le doti di scrittrice di suspense di Kylie Brant.

Sarà il detective Mark Foster a cimentarsi nella risoluzione di entrambi i casi, arrivando a scoprire segreti terrificanti e donando ai lettori un colpo di scena totalmente inaspettato.

Balla per me” non è solo il suggestivo racconto di un rapimento: è la storia di chi rimane, combattendo contro il dolore e la disperazione di aver perso una persona cara, ma anche contro i propri sensi di colpa e segreti taciuti.

Siete pronti a leggere Kylie Brant e a farvi trasportare dalla sua scrittura entusiasmante e dalla fitta e intensa trama di “Balla per me”? Il libro debutta in Italia con la traduzione di Luigi Maria Sponzilli.

“La morale del centrino” di Alberto Milazzo

Alberto Milazzo torna in libreria con il suo nuovo romanzo, “La morale del centrino. Ovvero come sopravvivere a una mamma siciliana”. Come il sottotitolo suggerisce, è il racconto, dissacrante e sagace, delle lotte che Filippo, il protagonista, e sua sorella Rosa combattono per sopravvivere all’ingombrante figura della loro madre: Manon.

Chi è Manon? Una strabordante mamma siciliana che trascorre le giornate friggendo melanzane e seguendo la sua personale massima, che recita: “L’unica felicità possibile è la media delle nostre infelicità”. Il suo mondo gravita intorno al personale (e indistruttibile) codice etico, composto da una ferrea morale, una religiosità a dir poco mitologica e il mito dell’infelicità.

Nel corso della vita, le certezze di Manon sono messe a dura prova dai figli, che per nulla rispecchiano i suoi ideali di madre. Il suo universo rigido e immutabile è infatti stravolto dai loro divorzi, fallimenti professionali e orientamenti sessuali “non allineati”. La modernità irromperà inaspettatamente nella vita di Manon, ma quest’ultima sarà capace di una vera e propria rivoluzione?

“La morale del centrino” è un libro esilarante, che fa riflettere sulle distanze intergenerazionali ma anche sulle possibilità di dialogo, condito con pillole comiche e momenti di pathos epico. Il tutto scritto dalla penna fresca e arguta di Alberto Milazzo.

“Il talento della vittima” di Patrizia Zappa Mulas

La notte di Capodanno del capitano Agostino e del carabiniere Pizzetti è stravolta dal ritrovamento del cadavere di una ragazza bellissima e sconosciuta. Nessuno sa chi sia. Chi è questa donna? Perché ha deciso di togliersi la vita?

È su questo scenario che si dipana il giallo de “Il talento della vittima” di Patrizia Zappa Mulas. Ambientato a Gubbio, cuore segreto dell’Italia antica, il romanzo narra della corsa contro il tempo degli agenti Agostino e Pizzetti, che avranno solo ventiquattro ore per risolvere il mistero.

Nell’appartamento della vittima viene ritrovata una lunga lettera indirizzata al Direttore, personalità politica di spicco a Gubbio. Il documento è contemporaneamente il racconto dettagliato di un’intensa storia d’amore e un omaggio alle Tavole Eugubine, tesoro archeologico di Gubbio e unica testimonianza della civiltà che ha abitato l’Italia centrale prima dei romani. Secondo la vittima, il Direttore e le Tavole sono la faccia diversa della stessa medaglia.

Il talento della vittima” unisce elementi storici e misteriosi alla suspense del giallo. La penna di Patrizia Zappa Mulas, attrice e scrittrice con già due romanzi all’attivo, vi terrà col fiato sospeso fino alla risoluzione del mistero.