Mark Hardie: la percezione di un giallista cieco

Intervista all’autore di Ossa rotte terra bruciata

Riportiamo una traduzione di questa bellissima intervista dell’Irish Times a Mark Hardie, in libreria con Ossa rotte terra bruciata

«Per me, Ossa rotte, terra bruciata parla dell’essere cieco. O comunque, è influenzato dalla mia cecità: come potrebbe essere altrimenti?»

«Credo che abbia senso darvi un minimo di contesto. Io sono completamente cieco. Ho ereditato una malattia ereditaria chiamata Sindrome di Stickler. […] Ho subito un distaccamento in entrambe le retine quando frequentavo l’ultimo anno della scuola elementare. L’operazione permise di salvare la vista all’occhio sinistro ma non all’occhio destro. Nel 2002 c’è stato poi il distaccamento anche della retina dell’occhio sinistro. A causa di alcune complicazioni durante l’operazione non è stato possibile salvare la vista che restava.

«Ora che ho accettato questa situazione, proverò a rispondere a tre domande che vengono spesso poste agli scrittori».

Quali temi esplora il libro?

Per me una delle debolezze dei romanzi crime è la resa dei canoni della salute mentale. L’antagonista, l’assassino, è generalmente descritto come uno psicopatico senza sentimenti che uccide a sangue freddo. Questo è sbagliato o comunque una definizione superficiale di un disturbo. I crimini che commette sono così efferati che danno al protagonista, il detective, il permesso di fare “quello che è necessario” per smascherarlo.
Uno dei temi che volevo esplorare in Ossa rotte terra bruciata è l’insieme di attitudini prevalenti in molte aree della società moderna verso il sistema della giustizia criminale e verso chi soffre di disturbi mentali. Il personaggio maschile principale, Grank Pearson, è un tizio rispettabile che cerca di fare la cosa giusta, nonostante i problemi della sua vita personale e le pressioni delle regole politiche e burocratiche del suo lavoro. Come in molte situazioni della vita reale le persone con cui entra in contatto ogni giorno sono gli emarginati e gli incompresi. Alla fine del libro il lettore non dovrebbe, spero, chiedersi “chi è stato?”, perché questo dovrebbe risultare chiaro; dovrebbe invece domandarsi “perché è successo?” e forse “chi è davvero la vittima?

Da dove viene l’idea del libro?

Bè, potrei dire che tutto cominciò con il Minotauro. Credo che, esattamente come ogni debutto,“Ossa rotte terra bruciata” sia nato da svariati esercizi di scrittura creativa (…)
Gli aspetti delle procedure della polizia provengono dall’estratto di un programma radiofonico che avevamo scritto. Ho steso una scena che coinvolgeva un agente del dipartimento degli standard professionali che interrogava un’agente donna. Era ambientata in una stanza calda e soffocante durante un temporale torrenziale. L’idea era di rendere l’atmosfera claustrofobica che avevo visto nel film “La parola ai giurati”. I personaggi sono poi diventati Neil Ferguson e Cat Russell del libro.

Perché “crime fiction”? O forse (nel mio caso) hai mai pensato di scrivere a proposito della tua condizione?

Per me, Ossa rotte, terra bruciata parla dell’essere cieco. O comunque è influenzato dalla mia cecità. Come potrebbe essere altrimenti? Il libro, essenzialmente, è fatto di due filoni narrativi diversi. Nel primo, un detective indagato dal dipartimento degli standard professionali viene trovato bruciato nella sua macchina. Nel secondo, una giovane e indifesa ragazza prova a scoprire la verità sulla morte della sua migliore amica.
Le indagini sulla morte del poliziotto vengono condotte dai protagonisti principali: il veterano sergente Frank Pearson e la sua giovane partner DC Catherine Cat Russel. All’inizio della storia hanno diverse opinioni sulla vittima. Per Pearson era un anticonformista, tutto quello che lui non era e tutto quello che era sbagliato nel suo lavoro. Cat lo considerava invece un amico e credeva lui le avesse confidato un terribile segreto personale.

«Il libro esplora come i due protagonisti “vedono” la morte del detective e come le loro visioni cambiano nel corso della storia. »

Si va dalla contemplazione di come percepiamo le altre persone a come le nostre opinioni siano influenzate da quelle degli altri che via via conosciamo contemporaneamente.

Il secondo filone narrativo, che riguarda la giovane ragazza con crisi di salute mentale, potrebbe essere facilmente attribuito alle mie condizioni. Essenzialmente riguarda come noi vediamo il mondo. Nasce da una riflessione sui miei sensi e sull’estensione dei miei sensi alla realtà, che viene alterata e cambiata dalla percezione del mondo che mi circonda.

 

(Traduzione dell’articolo di Irish Times)