Perché ho scritto “Tu salvati”

Ogni età ha un’emozione, e se l’infanzia per me è rappresentata, al di là dei giorni più luminosi, dalle piccole, grandi paure che ho cercato di far rivivere in Ritratto di famiglia con errore, l’adolescenza è il sentirsi costantemente sotto giudizio.

La famiglia ti giudica perché non sei più il bambino che eri, la scuola ti giudica per come impari ciò che ha da insegnarti, i coetanei per come ti vesti, ti pettini, per l’aspetto fisico che la natura, e i tuoi genitori, ti hanno dato in dono. “È colpa di sua madre se ha il culo così grosso”, così si dice davanti a uno specchio Arianna, ragazza bella, intelligente, benestante, ma con un fondoschiena che odia.

Durante l’adolescenza, mille volte anche io ho sognato di essere qualcun altro.

Mille volte ho odiato me stesso, i miei capelli, qualche neo di troppo, le ciglia lunghissime, mille volte mi sono guardato come dal di fuori.

L’adolescenza – che poi non è un’età, ma una condizione che può riverificarsi a tutte le età della vita – è questo: c’è un “io” che osserva e un “io” che viene osservato, perché l’adolescente, in fondo, non sa ancora chi è, e spesso si rivolge a se stesso come a un “tu”, magari dicendogli:

Tu salvati.”

Paolo Valentino