I racconti di Natale SEM – Meno 40 a Natale

di Laura Calosso

Meno 40. Meno 39. Meno 38. La dizione perfetta vuole la “ò” aperta per “trentòtto e trentanòve”.

Meno 37: “è” aperta per “sètte”.

La platea è immersa nel silenzio e il legno antico crepita al passaggio di minuscoli topi. La voce si leva dal centro, fila mediana di poltrone, centro perfetto, perché Arturo Mosca conosce bene la geometria del teatro e sa in quali punti l’acustica è migliore.

Meno 40 giorni a Natale. Arturo Mosca prepara il suo spettacolo, quest’anno sarà il suo quarantesimo spettacolo, quaranta anni di spettacoli in quel teatro. I più grandi attori sono passati da lì. Spettacoli di qualità, internazionali.

Meno 40. Meno 39 …

Arturo Mosca si alza e come un gatto scivola nell’oscurità da una parte all’altra della sala. Deve prendere le misure. Si immagina già la vigilia di Natale: le autorità stanno entrando in platea insieme ai notabili, quelli che contano e che incassano ogni sorta di prebende. Lui li accompagna in platea, li sistema proprio al centro della sala, centro perfetto, non può sbagliare …

Meno 38, 37, 36 …

Il suo monologo è pronto, ne ha recitati a decine ovunque, ha imparato a memoria i versi degli autori classici, si è immerso nella saggezza greca e latina, ha studiato i poeti. Questo monologo sarà però diverso, tutta un’altra cosa rispetto al passato, un esperimento.

Gli occhi gli bruciano, è da qualche giorno che gli occhi lo tradiscono, da quando avuto la notizia. Infila una mano in tasca per prendere il fazzoletto. Le dita sfiorano un foglio di carta piegato. È un contratto per la pubblicità di un formaggio, è con quei soldi che ha campato gli ultimi sei mesi. Si ricorda bene quel video pubblicitario, l’ha visto e rivisto mille volte: lui è il protagonista, vestito da contadino svizzero. Una vacca muggisce subito dopo lo slogan. Non ricorda se la vacca fosse Frisona o Aberdeen Angus, le confonde sempre perché una è pezzata e l’altra è nera ma quando le ha viste per la prima volta ha commesso l’errore di non abbinare i nomi in modo corretto. Un suo collega, che ha lavorato con Visconti e Ronconi, ha campato i suoi ultimi giorni grazie a una pubblicità di adesivi per dentiere.

Meno 35, 34, 33 … non può sbagliare. Eccoli lì, se li vede già tutti davanti, tutti lucidi, tirati … ecco, guarda, stanno entrando anche le autorità che si occupano delle politiche culturali.

Meno 32, 31, 30 … Ha pensato a vari testi ma alla fine ha deciso: metterà in scena qualcosa di suo, un pezzo indimenticabile come quelli che, per sbarcare il lunario, scrive un suo collega quando collabora alle sceneggiature dei film pornografici.

Meno 29, 28, 27 … “véntisètte” con la prima “è” chiusa e la seconda aperta.

Arturo Mosca scrive sul retro del contratto un elenco di nomi: parenti, ex mogli, impresari, dirigenti, assessori. Eccoli là, in prima fila sotto le luci delle telecamere.

Arturo Mosca riflette su ogni dettaglio. Perfetto. Questa volta sarà uno spettacolo eccezionale. Gli manca solo il titolo. Ce n’è uno che gli piace particolarmente: False Promesse.

Le gambe gli fanno male ma con due balzi sale la scaletta, adesso è proprio al centro del palco. Li ha già tutti davanti … tutti seduti nel punto migliore … meno 26, 25, 24 …

Non serve il microfono, ha studiato con i più grandi, la sua voce arriva al fondo del teatro senza bisogno di amplificatore.

Arturo Mosca tira fuori dalla tasca il fazzoletto, se lo passa sotto gli occhi, si soffia il naso e dalla gola gli esce un singhiozzo. Chissà se venderanno anche i microfoni in quel teatro, chissà se costruiranno un reparto “tecnologico”quando – dopo Natale – asfalteranno la platea per costruire il parcheggio del centro commerciale.

Meno 23, 22 … meno 4, 3, 2, 1 … fuoco!