Ad ognuno la sua goccia

Laura Calosso e la ricetta per il cambiamento: «Un passo a lato della routine, la “follia” alla portata di tutti»

«Chi pensa che l’unico gesto folle possibile per cambiare se stessi sia prendere un aereo all’improvviso e mollare tutto, si sbaglia di grosso». Che detto da Laura Calosso, astigiana doc al secondo romanzo, fa un po’ specie. Proprio lei che ha imbarcato la protagonista del suo ultimo libro «La stoffa delle donne» sul primo volo in partenza da Linate, senza sapere neppure la destinazione. «Talvolta penso sia necessaria una follia: Teresa Guerrini, in pantofole, monta su un aereo, ma esistono tanti modi per analizzarsi e ritrovare l’equilibrio. L’importante è ritagliarsi del tempo dove rispondere solo a sé».

Come una matita, che se messa davanti al naso non si capisce da che parte sia la punta, e solo allontanandola piano piano se ne delineano i reali contorni. «Un passo a lato della routine è fondamentale per il cambiamento, prendere le distanze dal quotidiano. Un distanza che non si misura in chilometri». Della serie, non per forza bisogna andare ad Amsterdam: «Teresa si ritrova lì, perché secondo me era la città che più di tutte, per una donna in confusione, poteva essere terrorizzante. Che poi mia sorella vive in Olanda, la conosco e so che lo stereotipo del luogo dove “tutto è concesso” non è vero».

Ad ognuno le sue “follie”, dunque, ma anche le sue gocce. Quelle che fanno traboccare i vasi, che spostano gli equilibri e che determinano le decisioni. «A volte può essere sufficiente un fatto banale. Teresa, ad esempio, apre la mail e trova una fattura del telefono pari al suo stipendio perché i figli avevano esagerato con i download. Conosco il problema, anche le mie figlie alcuni anni fa presero un virus sul cellulare e arrivò una bolletta “fuori scala”, anche se non così alta». D’un tratto, il lato autobiografico: «L’intera storia è composta da episodi che, più o meno direttamente, ho conosciuto».

Perché pure lei si occupava di certificazione qualità del prodotto e spesso, costretta a buttare giù bocconi amari, sentiva il bisogno di scappare: «Mi ricordo che l’8 marzo di sei anni fa stavo tornando a casa dall’ufficio e avevo in testa gli stessi pensieri di Teresa. Le sensazioni che avevo, obbligata ad allontanarmi da ciò che pensavo eticamente giusto, ho capito che potevano essere condivise». E la goccia? «I ragazzi che vendevano mimose ai lati della strada è stata la scintilla per iniziare a scrivere il libro: la donne hanno raggiunto la parità, ma spesso la pagano dovendo diventare simili agli uomini».

«Non dichiaro guerra a nessuno ma sono convinta che noi donne non dobbiamo accettare di snaturarci». La Guerrini, nomen omen, rimette in asse il suo destino con coraggio, bypassando un marito alle prese con una crisi mistico-esistenziale, senza perdere però di vista la sua identità femminile: «La cosa che mi lega di più alla protagonista è l’ironia. A differenza sua, non mi sono mai ritrovata la casa piena di bizzarri esponenti religiosi, ma penso che anch’io alla fine l’avrei presa con un sorriso e avrei preparato una carbonara per tutti. Sono una persona che guarda il mondo senza prendersi troppo sul serio».

A dividerle, Teresa e Laura, è un aereo, che una prende (nel libro) e l’altra no (nella realtà). «Non sono una persona che reagisce di impulso. Anche per il lavoro che faccio, sono razionale e credo nell’analisi dei dati. Quando hai quelli, le conseguenze arrivano da sole». Anche se pure lei, in vita sua, qualche viaggetto lo ha fatto: «Ogni volta è un prendere le distanze da se stessi. L’esperienza che mi ha segnato di più l’ho vissuta in Sudafrica: ho trovato luoghi stravolti rispetto a ciò che raccontava la guida. Negozi semichiusi, zone militarizzate, e un famoso albergo era diventato la sede della polizia».

«L’ho visto con i miei occhi e mi sono fatta un’idea. Bisognerebbe smettere di guardare il mondo con una lente predeterminata da altri, che è anche il motivo per cui ho scritto il libro». Un passo di lato, appunto.

Intervista di Nicola Bambini

L’intervista a Brera

Luca, il protagonista di Tutte le ragazza con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera, ha delle teorie molto precise sulle donne con certi gusti artistici. E sa che la donna della sua vita ama Schiele. 

In occasione dell’uscita del libro di Roberto Venturini – in libreria dal 18 maggio – abbiamo deciso di intervistare alcune ragazze per trovare la ragazza perfetta per Luca. Ci riusciremo?

Siamo andati a Brera, quartiere milanese famoso per l’omonima Accademia delle Belle Arti. Ecco che cosa è emerso!