SEMTRANSLATION – INTERVISTA A SILVIA PARESCHI

Novembre apre le porte a un’altra grande traduttrice. Per la nostra rubrica #SEMtranslation, giunta al terzo appuntamento, abbiamo intervistato Silvia Pareschi traduttrice di Ragioni per vivere e Nessuno è come qualcun altro (dal 21 novembre in libreria) di Amy Hempel.

 

-Come è stato tradurre i racconti di Amy Hempel?

Avevo già tradotto Hempel, perciò conoscevo bene la sua scrittura precisa e cristallina. Così quando mi è stato proposto di tradurre la sua nuova raccolta di racconti ho accettato con gioia. Hempel è una di quegli scrittori per i quali lo stile è praticamente tutto. Lo stile e la “voce”. E questo rende il lavoro della traduttrice più difficile ma anche più appassionante. Bisogna saper replicare nel proprio lavoro quella meticolosità pressoché ossessiva con cui l’autrice ha scelto le parole e ha creato il ritmo e l’architettura del proprio racconto. Mi sembra di vederla, mentre riflette per un tempo incalcolabile su ogni singola frase, portandosela dietro nella mente durante la giornata, mentre insegna, mentre porta a spasso i cani, cesellandola finché non ha raggiunto la forma perfetta. È un modo di lavorare che accomuna molti scrittori di racconti, ma Hempel lo porta a vette estreme. E la traduttrice, consapevole di questo, deve lavorare a sua volta di cesello, deve sbozzare e limare e poi leggere e rileggere e rileggere ancora, con l’obiettivo mai pienamente conseguito ma appassionatamente perseguito di raggiungere un’analoga perfezione.

– Come ti sei posta di fronte al rapporto traduttore-traditore? Ti sei confrontata con l’autrice? 

Il vecchio adagio sul traduttore che inevitabilmente diventa un traditore sembra voler porre l’accento sulle piccole sconfitte che ogni traduttore deve accettare come parte del mestiere: l’impossibilità di rendere tutte le sfumature di un termine, la resa davanti a un gioco di parole impossibile. Ma per fortuna nel mestiere del traduttore ci sono anche tante vittorie, che spesso sono ben più importanti, come riuscire a ricreare il ritmo dell’originale, per esempio, o saper riprodurre lo stesso effetto con parole diverse.

Quando traduco mi piace, quando è possibile, confrontarmi con l’autore. Hempel è una persona gentilissima e molto disponibile, e mentre lavoravo a questo libro le ho scritto per sottoporle alcuni dubbi e per chiedere la sua approvazione per certe soluzioni che avevo adottato. In genere gli scrittori rispondono volentieri alle domande dei loro traduttori, e a volte si possono avere discussioni molto interessanti, quando magari l’autore scopre, proprio grazie alla traduzione, nuove sfaccettature della sua scrittura che si scorgono solo attraverso il prisma di un’altra lingua.

-Delicato, preciso, lucido ed elusivo. Quali sono le difficoltà principali che hai affrontato rispetto allo stile dei racconti di questa autrice fuori dai canoni?

Lo dico sempre: gli unici libri davvero difficili da tradurre sono quelli scritti male. Quelli sciatti, con un lessico impreciso e un editing distratto. Perché allora il traduttore deve fare i salti mortali per rimettere in piedi una struttura che è pericolante fin dall’inizio, e se non lo fa potrebbe vedersi attribuita la colpa della mediocrità del libro. I racconti di Hempel non corrono certo questo rischio, e con lei trovare soluzioni alle difficoltà della traduzione diventa un piacere, una sfida gratificante. In questo libro ci sono parecchi giochi di parole, che sono sempre la dannazione del traduttore: spiegarli in nota vorrebbe dire arrendersi, e così bisogna trasporli in italiano, cosa spesso complicata. Un esempio: a un certo punto c’è un personaggio che ha un adesivo da paraurti con la scritta “I brake just like a little girl”, che letteralmente significa “Freno come una bambina”, ma che è un chiaro riferimento a un verso della canzone Just Like a Woman di Bob Dylan “She breaks like a little girl”. Per renderlo ho ripreso, modificandolo, il titolo di una famosa canzone di Vasco Rossi, e la scritta sull’adesivo è diventata “Vado al minimo”.

– Probabilmente si perde qualcosa, ma se ne guadagna un’altra. Qual è la grande conquista di un traduttore?

La grande conquista è quella di sentirsi co-creatori del testo, con tutta la responsabilità ma anche tutte le soddisfazioni che questo comporta.