TOMMASO DI OMBRASECCA CHE DIVENNE BARBABLU

TOMMASO DI OMBRASECCA CHE DIVENNE BARBABLU.

Tommaso era un uomo alto e magro, con dei folti capelli neri e una barba altrettanto scura. Era un uomo silenzioso che viveva appartato sulla collina di Ombrasecca. Tommaso aveva un colibrì al posto del cuore, un minuscolo e raro uccello blu. Questo era il suo segreto. Poche persone gli facevano visita: stava sempre solo perché, se si fosse innamorato, il suo cuore sarebbe volato via. Per questo lo teneva in una gabbia d’argento e portava sempre con sé la chiave.
L’amore lo sorprese all’imbrunire, mentre fumava la pipa sull’uscio di casa. Quella sera, le foglie del bosco si mossero e ne uscì un animale magro, negli occhi fame e paura. Si guardarono, poi la lupa si voltò e tornò nel bosco. La sera dopo Tommaso lasciò la porta del capanno degli attrezzi aperta, vi depose una vecchia coperta e della carne. L’animale entrò, mangiò, ma appena lui le si avvicinò, con un balzo gli morse la mano e scappò via. Tommaso si curò la mano ferita, poi andò a dormire e sognò la lupa. Una notte sentì grattare alla porta. Aprì e vide l’animale nel prato, d’una bellezza pura e feroce. Si sedette con la sua pipa sul gradino di casa, lei si avvicinò e si accucciò contro di lui. Le accarezzò il pelo soffice e sentì il colibrì sbattere le ali impazzito. Capì che era giunto il momento di prendere la chiave e farlo volare. Quando la serratura scattò e si aprì, l’uccellino rimase sospeso nell’aria, poi si posò sul muso della lupa. Lì rimase, quieto, finché i due si avviarono insieme verso il bosco.
L’uomo si accasciò, come un bimbo addormentato. I suoi capelli, la barba e persino le sopracciglia diventarono d’uno splendente blu inchiostro. Stillarono gocce che caddero e formarono lettere, poi frasi, poi capitoli. La collina si coprì delle parole che raccontavano la vita di Tommaso divenuto Barbablù, dal primo vagito all’ultimo respiro, prima di chiudere gli occhi felice.