In un solo grammo di cielo: intervista a Chiara Iezzi


Il 7 febbraio arriva in libreria “In un solo grammo di cielo”, il romanzo d’esordio di Chiara Iezzi. Il libro è un’intensa fiaba dark dei nostri giorni e racconta la storia della giovane Emily. Abbiamo chiesto all’autrice di parlarci di sé, del suo libro e del messaggio che vorrebbe arrivasse ai lettori.

Ti conosciamo per la tua passata carriera musicale e come attrice. Ora il tuo esordio come scrittrice. Come nasce “In un solo grammo di cielo”?
Da tre anni, per lavoro, vivo a Los Angeles per qualche mese l’anno. L’idea del libro è nata lì, un po’ perché il tempo in quella città scorre lento, ma anche perché ci sono pochi attori a Los Angeles che non scrivono o non producono. Mi hanno chiesto spesso di provare a scrivere, tra un’audizione e l’altra: “Qui tutti cercano di scrivere qualcosa di proprio”. Così l’ho fatto anch’io. Ho provato, ispirata da alcuni film, finché non è arrivata la spinta che ha messo al mondo “In un solo grammo di cielo”.

Quella di Emily è la storia di una ragazza messa a dura prova dalla vita, una storia difficile che può essere una grande fonte d’ispirazione. C’è qualche aspetto della vita della protagonista o del suo carattere nel quale ti leggi?

La storia di Emily è un romanzo, una vicenda totalmente inventata. Volevo raccontare qualcosa che avesse a che fare con il mondo degli adolescenti: è un’età complicata e tormentata, di cui non si parla abbastanza. Eppure è una fase della vita importantissima, durante la quale si dovrebbe capire qual è il proprio posto nel mondo, quali sono i propri valori, la propria natura, il proprio carattere. Non è sano che sia la società a definire chi siamo, ma chi è giovane può lasciare che accada. A quell’età i libri e i film mi aiutavano a sentirmi meno sola, per questo spero che “In un solo grammo di cielo” arrivi nelle mani giuste, quelle di qualcuno che ha bisogno di una storia come questa.

Nei momenti difficili, anche se non sempre è reale, proviamo un forte senso di solitudine. Anche Emily non si sente capita dalle persone con cui vive, pur essendo parenti. Che consigli ritieni di poter dare a chi prova questo stato d’animo?
Non è una domanda semplice. Emily viene bullizzata e sottomessa da sue parenti acquisite. Riesce attraverso amicizie e ad alcune particolari circostanze a ritrovarsi. Nella vita reale può essere più complicato, ma dobbiamo cercare in noi la forza d’animo, che permette a chi non si sente compreso di trovare la propria voce, attraverso una passione o l’amicizia. Agire solo per farsi accettare può essere letale per il proprio istinto e potrebbe dettare scelte sbagliate.
Il consiglio che vorrei dare è credere nella propria unicità e valorizzarla. Cercate di pensare al fatto che spesso chi bullizza è più debole di chi subisce. È un tema che mi sta molto a cuore. Soprattutto negli ultimi tempi, su Twitter scrivo di questo argomento. Ma sono necessarie delle leggi che tutelino i ragazzi da questi di abusi. In Irlanda e in Danimarca si stanno facendo molti passi avanti, ho fiducia che anche l’Italia segua quest’esempio.

Cosa vorresti comunicare tramite la storia di Emily?
Vorrei dire che non bisogna perdersi d’animo. Non bisogna permettere a circostanze avverse o alle persone di intralciare il proprio percorso. Emily affronta momenti difficilissimi come la scomparsa dei genitori: ho voluto utilizzare questi espedienti narrativi forti per far capire che anche nei frangenti più drammatici bisogna resistere e persistere, sfidando un po’ se stessi.

Se all’inizio della vicenda ogni circostanza si dimostra avversa, Emily scoprirà di avere una forza enorme dentro di sé. Ti è mai capitato di trovare dentro di te tutta la forza necessaria per riscattarti?
Non ho mai sentito una spinta di riscatto in questo senso, da giovanissima ho trovato nelle arti la via per esprimermi. A dodici anni volevo già fare l’attrice dopo aver visto un film al cinema e non ho mai avuto timore di comunicare attraverso le mie passioni. Ancora oggi sono così. In questo sono stata davvero molto fortunata. Ma non tutti lo sono e mi dispiace per chi ha paura, per chi si sente sopraffatto. Posso dire che ognuno ha risorse inimmaginabili dentro di sé: bisogna cercare le proprie e agire.

Emily vive il difficile periodo dell’adolescenza, durissimo per un ragazzo, ma non solo. Cosa hai da dire a un adolescente?
Non ho figli, ma ho sempre avuto a cuore il mondo degli adolescenti. Vorrei dire loro di non compiacere gli altri, di essere fedeli a se stessi e ai propri desideri. Potrebbe sembrare difficile, ma avere un senso del proprio valore e non cederlo per avere poco in cambio può essere la chiave di volta.

Chi vorresti leggesse il tuo libro?
Non saprei, non ho un pubblico ideale. Sarei felice se chiunque lo leggesse si appassionasse alla storia.

Cosa vorresti che rimanesse a chi legge “In un solo grammo di cielo”?
Vorrei ricordassero che la vita non è solo sopravvivenza e che a volte bisogna trovare il coraggio di perdersi per poi ritrovarsi.