Prima della polvere
Agata ha venticinque anni, un lavoro precario da giornalista e una madre che si è rassegnata a non vedere mai più. Da quando Alba è scomparsa in mare durante una spedizione per studiare il linguaggio delle megattere, la vita della figlia sembra essere precipitata: il padre Edoardo è scivolato in un tunnel di dolore, la banca la tormenta per le rate del mutuo, e Sibilo, il fischio nelle orecchie costante e premonitore, non le lascia un momento di tregua.
Ma alle soglie della Vigilia di Natale, in una Roma attraversata da una pioggia torrenziale, un incarico apparentemente ordinario cambia ogni cosa. La caporedattrice le affida un’intervista a Hikaru, una novantenne sopravvissuta alla bomba atomica di Nagasaki, che alla fine dell’incontro dimenticherà sulla sedia un misterioso manoscritto.
Una volta tornata a casa, Agata rimane bloccata in mansarda a causa di una serratura non funzionante: senza telefono e nessuno a cui poter chiedere aiuto, decide di leggerlo per passare la notte. Il libro racconta di Thea, matrice reggente di un pianeta lontano, di creature che parlano attraverso frequenze segrete, di una bambina in pericolo e di un’arma che minaccia l’intero universo. Nonostante all’apparenza sembri lontanissima, pagina dopo pagina la ragazza si accorge che quella storia fantastica parla del mondo che la circonda, delle derive dell’intelligenza artificiale, della brutalità della guerra, dell’infanzia negata. Soprattutto, però, capisce che la riguarda personalmente, e che sta cercando di dirle qualcosa sulla sparizione di sua madre.
Prima della polvere è un romanzo con echi provenienti da La storia infinita, al tempo stesso sognante e impegnato, e capace di toccare temi contemporanei attraverso una lente troppo spesso trascurata: la fantasia.
Mentre Agata leggeva, i ricordi a lungo sepolti riaffioravano.
Sembrava irrazionale, eppure era così: quel manoscritto, arrivato dal Giappone tra le mani di una sconosciuta, parlava di sua madre.