Io, Virginia e altri fantasmi
Leggende della letteratura che ti salvano la giornata
Flavia ha venticinque anni, vive a Milano e lavora con i social. Frequenta gli eventi della Fashion Week, in pochi minuti su una dating app trova un ragazzo con cui uscire, ha una famiglia e degli amici che la amano. Eppure, quando si guarda allo specchio prova la tentazione di rivolgersi a un chirurgo plastico, abita in un monolocale seminterrato senza luce né aria perché non può permettersi altro, e si sente a un passo dal burnout, condizione che la accomuna a gran parte delle sue conoscenze. È davvero questa la migliore delle società possibili? La domanda è retorica e a rispondere ci pensa la letteratura, anzi: i suoi fantasmi. Uno dopo l’altro, le autrici e gli autori che Flavia ha amato irrompono nella quotidianità trasformando situazioni ordinarie in occasioni per guardarsi dentro, o mettere meglio a fuoco la realtà là fuori. Chi infatti più di Luciano Bianciardi, incontrato fra i corridoi del supermercato, può portarla a riflettere sull’idea che ha del lavoro e del successo? E chi riuscirebbe a farle rimettere in prospettiva una relazione durata appena due settimane, se non Jane Austen e Simone de Beauvoir, sorprese a battibeccare ferocemente a un matrimonio nel Chianti? Forse serviva una mail firmata da Seneca e datata 65 d.C. per rammentarle che non è il poco tempo a disposizione a renderci infelici, ma il molto che sprechiamo, e un pomeriggio in riva al lago in compagnia di Virginia Woolf per farle capire quanto sia importante, prima di ogni altra cosa, conquistarsi “una stanza tutta per sé”.
Con una cifra ironica e imprevedibile, la voce narrante di Io, Virginia e altri fantasmi ripercorre in maniera romanzesca i grandi classici della letteratura per ricordarci quanto la loro intramontabile profondità possa funzionare ancora da bussola nel logorio, spesso così assurdo e confuso, del nostro presente.
“Ho capito cos’è che vi manca di più,” mi dice Bianciardi, immerso nel suo cappotto tra i corridoi del supermercato.
“Cosa?”
“La noia.”