Un estratto da Genesi di Elena Testi, sull’affacciarsi sulla scena politica di Itamar Ben-Gvir.

La situazione in Israele, a seguito della strage di Hebron, del febbraio 1994...

Per le strade della città ci sono arabi, israeliani, la sinistra, chi crede che quello di Hebron sia stato un massacro ingiustificato. Su alcuni cartelli appare la svastica con una croce rossa sopra perché considerano quello di Hebron il massacro di un nazista.

Poco lontano ci sono i manifestanti dell’estrema destra israeliana. Chiedono che il processo di Oslo venga bloccato. Baruch Marzel è lì, in mezzo a loro, o almeno dice di esserci. Ha un casco in testa e quindi è difficile riconoscerlo.

Arriva l’ora dell’intervista. Appare a bordo di una moto, si ferma accanto a un’auto e scende di fretta. La moto fugge via sgommando. Lui entra in macchina, si mette seduto sul sedile posteriore e parla di fronte alla telecamera. All’inizio ride, poi diventa serio: “Appena starnutisco, appena tossisco, aprono un fascicolo su di me. Mi accusano di disturbo della quiete pubblica, di ogni cosa”.

Marzel manda un messaggio direttamente al Governo israeliano: “Sono in contatto con tutti quelli in clandestinità. Posso dire che al momento sono in vacanza”.

Passano sei giorni dalla manifestazione. La Knesset, dopo aver chiesto l’arresto dei leader, approva la messa al bando del Kach e del Kahane Chai.

Il procuratore generale Michael Ben-Yair motiva così la decisione: “Ci sono modelli chiari, evidenti. Atti o minacce di violenza che sono stati identificati all’interno delle attività di queste organizzazioni, che possono causare morte o lesioni ad altri individui”.

Itamar Ben-Gvir si aspettava come tutti quella notizia. Sapeva che avrebbero accusato i due gruppi di terrorismo. Lui è uno dei giovani del Kach. Lo reputano uno serio. L’amore per il movimento è nato grazie a Baruch Marzel e Noam Federman. All’inizio pensava fossero troppo estremisti, ma poi ha cambiato idea. La sua famiglia era di destra, ma moderati e quindi poco ideologici. Hanno persino votato per i laburisti. A 12 anni decide di diventare religioso. È di fronte alle immagini della prima Intifada che si è radicalizzato.

È cresciuto a Mevaseret Zion, al tempo luogo di transito per gli ebrei provenienti dal Kurdistan. Poi con la sua famiglia si è trasferito in una zona residenziale di Gerusalemme. Viali alberati, vita tranquilla. Iscritto a un istituto professionale, sceglieva sempre il banco in prima fila. Era silenzioso, mai cattivo. Era uno che si impegnava molto. Non era l’unico della scuola ad appartenere a un movimento religioso estremista. E, al tempo, non era tra i più violenti.

La voce dell’arresto di Baruch Marzel gli arriva subito. È il 4 aprile quando gli agenti dello Shin Bet intercettano il suo leader. Viene ripreso dalle telecamere mentre ride e alza il pollice all’insù. È disarmato. Lo scovano a casa di un colono, dopo settimane che si stava prendendo gioco di loro al telefono.

Per calmare le proteste dei coloni, per il momento Yitzakh Rabin ha deciso di non evacuare Hebron. Nel frattempo le truppe israeliane si stanno preparando a lasciare Gerico e Gaza.

Circa diciotto famiglie ebree del piccolo insediamento di Dugit, nella parte settentrionale della Striscia, hanno abbandonato le loro case e si sono trasferite in quattro tende dentro i confini israeliani. Gli insediamenti a Gaza rimangono, ad andarsene è solo l’esercito. Per gli ebrei restare lì è pericoloso, ma la polizia sta tentando di convincerli a tornare a Dugit.

Con l’arresto di Baruch Marzel, Itamar Ben-Gvir diventa il portavoce del movimento. Chiama i giornalisti, vuole sfruttare il momento. Creare una cassa di risonanza. Vuole fare il salto. È nella sua prima intervista, un confronto con alcuni coetanei, che il giovane Ben-Gvir rende chiare le sue posizioni. Quelle posizioni non cambieranno mai.

Itamar non guarda la telecamera, ma il suo sfidante.

“Ogni settimana sentiamo che un altro ebreo è stato ucciso, e un altro ancora. Basta così. Finalmente è arrivato un grande ebreo: il Giusto dottor Baruch.”

“Come puoi chiamarlo grande? Come puoi chiamarlo grande?” “Non contraddirmi.”

“Lo stai definendo un grande. Non c’è modo di definire

grande qualcuno che ha ucciso delle persone.”

Sulle labbra di Ben-Gvir appare un sorriso: “Smettila di contraddirmi. Ha ucciso delle persone, sì. Anche David Raziel ha ucciso delle persone, gli eroi di Etziel”.

“Non paragonarli a questo massacro, al massacro di Hebron. Sei vile, sei vile.”

È solo contro altri due, ma va avanti.

“Mi hai capito? Hai sentito quello che ti ho detto? Dovresti sapere che il comandamento ‘Non uccidere’ vale solo verso gli ebrei. Questo è quello che disse Mosè.”

Uno dei ragazzi continua: “È un’interpretazione totalmente sbagliata. Questo è incitamento all’omicidio. Cosa stai facendo?”. L’altro accanto a lui vuole andare oltre. Vuole capire fino a che punto possano spingersi i coloni. Sa che a Hebron il Kach ha ancora una grande influenza.

“Ultimamente abbiamo sentito molto parlare di incitamento alla violenza. Credi che questa sia la soluzione al problema palestinese nel Paese?”

“Il movimento Kach chiede uno Stato ebraico. La soluzione al conflitto arabo-ebraico è l’espulsione di tutti gli arabi. Gli arabi possono andare in Paesi arabi. E gli israeliani possono stare a Sion,” risponde Ben-Gvir.

“E cosa farà il movimento Kach quando i coloni saranno espulsi da Hebron?”

“Noi come movimento non lo permetteremo e faremo ogni sforzo per impedire l’evacuazione degli insediamenti.”

“Ciò includerà lo spargimento di sangue?”

“Useremo tutti i mezzi possibili per impedire che i coloni israeliani vengano rimossi.”

“Incluso lo spargimento di sangue?” “Useremo tutti i mezzi.”

“Se i coloni verranno cacciati da Hebron, la Cisgiordania e Gaza, tu e i tuoi amici prenderete le armi contro l’esercito israeliano?”

“Credo che se gli insediamenti verranno rimossi dalla Cisgiordania e da Gaza, del sangue potrebbe essere versato.”

“Ciò significa che verserai sangue. Andrai contro la legge?

Spargerai sangue?”

“La legge ebraica esiste, c’è qualcosa che si chiama legge ebraica ed è al di sopra di tutti. La legge ebraica dice che Gaza è nostra e anche la Cisgiordania. Non è accettabile che un governo di sinistra traditore rimuova i coloni.”

Genesi di Elena Testi

Prima di varcare la soglia parlamentare della Knesset e diventare ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir militava nel Kach, partito così attivamente razzista da essere considerato un’organizzazione terroristica. Nella vita precedente a quella di ministro delle Finanze, Bezal…

Elena Testi

Elena Testi è reporter per La7. Ha firmato numerose inchieste e ha coperto i maggiori conflitti mondiali e le zone di crisi tra cui l’Ucraina, il Medio Oriente e Israele. …